4.28.2008

Eagles Cantù



















Ricordi di quand'ero piccolino,

mio padre mi portava al Pianella,
guardando quella curva ho capito,
quant'era importante fare il tifo,
da allora tanti anni son passati,
ma quei colori non li ho mai lasciati,
e anche se costera' fatica...
io tifero' Cantu',
io tifero' Cantu',
io tifero' Cantu' tutta la vita!

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11.11.2007

Il videogioco del secolo!

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Il basket

Nella vita ci sono altre cose oltre il basket.
Una donna da amare, un lavoro dignitoso, gli amici, la famiglia, i soldi...
ma il basket...
“il basket è un’altra cosa”.

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10.18.2007

L'assist

Per un playmaker non può esistere cosa più bella al mondo che passare la palla a qualcuno che per il momento non c'è, li dove l'hai lanciata, ma fra un attimo sbucherà fuori da un blocco e sfrutterà il tempo che gli hai regalato per buttarla dentro piedi a terra e senza mani avversarie davanti. Tutto questo significa avere un obiettivo in testa ed averlo realizzato.

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9.14.2007

"Cara Pesaro..."

«Buonasera sono Paula Ford, moglie di Alphonso. Mi scuso per non essere con voi, a Pesaro. Mi sarebbe piaciuto tanto. Ringrazio per la possibilità che mi viene offerta in questa occasione per rivolgere a tutti voi, gentili amici, cari tifosi, il più sincero e sentito grazie. Grazie per quello che avete dimostrato nei confronti della nostra famiglia nel ricordo di Alphonso. I sentimenti che avete trasmesso a me ed ai miei figli ci hanno aiutato, e ci aiutano, a superare la perdita di Alphonso e sono la dimostrazione che non lo avete dimenticato. Sono commossa. Siete dei tifosi speciali. Conservo tutte le vostre lettere, tutte le email che mi avete spedito. Di lui ricordate la bontà, la sincerità, la professionalità, l'allegria e la sincerità. Vi abbraccio tutti».

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2.22.2007

Chicco... uno di noi!


Capita che in una fredda e grigia serata invernale di metà gennaio (si... è già passato un mese... tanto ci ho messo a partorire questo post...) si debba andare a vedere una partita under 18 di cartello... Il "Pianella" è sempre poco affascinante in queste occasioni, freddo (nel vero senso della parola), dispersivo, senza un bar e se poi hai sonnolenza... beh, non è il massimo. Capita però che la partita sia discretamente importante, tanto da far si che anche il GM della prima squadra si fermi a vedere i ragazzini. Solo un quarto, un tempo se proprio va bene... Mentre i ragazzini finisono il riscaldamento, cercando di nascondere uno sbadiglio, alzo l'occhio sul soffitto del Pianella, e riportandolo in campo mi casca proprio su uno di quei ragazzini che difenderanno ora i colori di Cantù. E' anche tra i meno peggio quel ragazzino. "Bruno, non ti ho mai chiesto niente di Chicco. perchè non mi parli un po' di lui?" "...Chicco... ? Ma Chicco, Chicco intendi?" e tutti e due guardiamo nella stessa direzione. Si, Chicco. "Ma perchè questa domanda? Cosa vuoi sapere di Chicco?" In realtà non so neanche io quello che volevo sapere. So che in fondo forse so già tutto, e quello che non so forse non mi serve saperlo. Ma ormai ho chiesto. Così, per curiosità. Per fare due chiacchiare. "Tu ci hai mai parlato con Chicco?" "No, mai. Ho letto e sentito molto su di lui, ma non ci ho mai parlato. Mi ha colpito moltissimo la sua storia però". "Lui è nato a Castel San Pietro, un bolognese puro. Suo padre è stato un grande giocatore di serie B, lo chiamavano Mitraglia. Lo abbiamo preso dalla Virtus ti ricordi, era fermo da due anni per il ginocchio. Qui si è trovato subito bene, ha ripreso alla grande. Grande tiratore, showman, grande voglia di scherzare, carica agonistica infinita. Di Chicco io posso solo parlare bene, mai un problema, educatissimo, mai una parola o un gesto fuori posto." E qui Bruno un pochino si è scurito in volto, un brivido mi ha scosso. Mi sono pentito di questa domanda. "Dopo la partita con Reggio prima di Natale, 23 punti partita splendida. Non è venuto a cena con noi, è ripartito subito per andare a casa dai suoi per le feste. Ha salutato gli ultrà, è venuto a farmi gli auguri e mi ha detto - ci vediamo domenica all'allenamento -, credo di essere stato l'ultimo a vederlo. A casa non è mai arrivato, mi hanno svegliato il mattino della vigilia con questa notizia. Pazzesco." Il destino se l'è portato via definitivamente mentre correva lungo l'autostrada verso casa: prima Bologna, poi Imola. Si era fermato a cenare con i genitori in un fast food, poi li aveva preceduti. I Ravaglia sono passati accanto al luogo dell'incidente senza accorgersene. Qualcuno aveva fatto vaghe segnalazioni ma la polizia non aveva trovato traccia. Fino alla mattina dopo, quando la luce del giorno ha mostrato quella Volvo scura distrutta in un campo e poi il corpo sbalzato fuori di Chicco. Morto a 23 anni, dopo avere fatto 23 punti. Morto dopo aver trascinato la sua squadra alla vittoria e dopo aver gridato rabbia e gioia, a fine gara, verso la panchina reggiana, dove lo avevano provato per poi scartarlo. Come gli disse Lombardi "Sei un giocatore finito Ravaglia, dopo due anni di inattività e con un ginocchio cosi non possiamo rischiare niente su di te". Chicco non ha dimenticato: "Sono un giocatore di serie A" ha gridato alla panchina di reggio dopo il ventitreesimo punto. Si era subito pentito di quello sfogo. Troppo un bravo ragazzo, ma quella partita aveva un significato particolare.

Chicco è sempre stato un talento sfortunato. È cresciuto a pane e canestri, figlio d'arte. Papà Bob è stato eccezionale cecchino: poca fortuna in serie A (un solo anno, all'Eldorado Roma) ma 10 mila punti in B, bandiera dell' Andrea Costa Imola, attuale Lineltex. E Chicco aveva dimostrato di voler seguire le orme paterne, fin da quando sgambettava con il pallone in mano e tirava a canestro nell'intervallo della partite di papà. A 8 anni era entrato nelle giovanili imolesi, a 13 aveva spiccato il balzo verso la grande Virtus Bologna. Lì aveva fatto tutta la trafila nelle minori, poi era andato a Varese, dove aveva trovato spazio in seguito all'infortunio di Pozzecco.«Aveva una sorta di riconoscenza e gratitudine per me, come se si sentisse in debito per il mio infortunio» ricorderà anni dopo il Poz, suo grande amico. Varese era stato il trampolino di lancio, la Virtus lo aveva ripreso, a campionato 1996-97 in corso, in cambio di Morandotti e lui aveva inciso profondamente sulla tormentata stagione bianconera (Bucci esonerato, Brunamonti in panchina) mettendo il sigillo al successo in Coppa Italia. Successo che aveva dedicato proprio a Pozzecco. Pareva il suo grande momento: giovane,talentuoso, estroverso, amato dai tifosi che lo chiamavano "Cinno", sembrava poter avere il giusto spazio nella nuova Virtus di Ettore Messina. Ma il destino era in agguato: ginocchio sfasciato, operazione, lenta rieducazione, qualche polemica, altra operazione. Insomma: un vero calvario e un anno e mezzo perso. A Cantù, Chicco era "tornato alla vita". La sua maglia, una gigantografia della sua maglia, è appesa lassù. In mezzo a bandiere e stendardi di mille e mille trofei. Nessun canturino in serie A ha mai più giocato con la maglia numero 6. Chicco ha infiammato il Pianella fino ai suoi ultimi momenti diventando il beniamino dei canturini. Quella era la sua miglior stagione in Serie A: stava viaggiando ad una media di 8,8 punti per sera giocando costantemente in quintetto base. Fino alla tristissima notte del 23 dicembre 1999. Da allora Chicco è rimasto nel cuore degli amici e dei suoi carissimi tifosi. Sorrideva sempre, era sempre di buon umore. Era una persona super e un grande giocatore. Abbiamo sempre davanti agli occhi il suo grande talento, e al "Pianella" gli Eagles non hanno mai tolto lo striscione "Chicco 6 uno di noi". A Cantù nessuno si dimenticherà di lui.


Come un orrendo Moby Dick che sprofonda nell'oscurità degli abissi dell'oceano, il secolo XX si è portato via un giovane delfino guizzante e splendente come Chicco Ravaglia. Se lo è portato via nella notte della "luna grande", come ha scritto magnificamente Walter Fuochi. Un'altra nefandezza di un secolo bastardo che di nefandezze è stato gran maestro." (Franco Bertini)


Chicco si è tolto la canottiera lasciando d'un colpo speranze e sofferenze tiri sbagliati e tiri della vittoria. Niente caviglie malferme o ginocchia ribalde ora che il parquet è lontano le luci sono spente e fa freddo. Chicco si è tolto la canottiera e forse sorride fra amici che piangono uscendo dalla nebbia e dal ghiaccio di una notte come mille che ha fatto più male di mille notti. Chicco si è tolto la canottiera perché adesso gioca con tutte le squadre del mondo per tutti noi che abbiamo una sola squadra del cuore ed il cuore per quelli come Chicco che se ne vanno prima della sirena ma avrebbero voluto giocare ancora tanto.

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1.16.2007

Talenti in erba


"Quel ragazzino è bravo, vallo a vedere". "Fa canestro da 7 metri come se fosse la cosa più facile del mondo, tira con più sicurezza di un veterano". "Non sa giocare a pallacanestro, non ha l'idea di cosa succeda di fianco a lui, ma tira in testa a tutti i suoi coetanei". "Non gli hanno mai insegnato a giocare ma con loro fa le Finali Nazionali e poi vedi se qualcuno non lo nota, io se fossi un te una serata almeno ce la perderei". Già. Quante ne ho perse ormai di serate. Per vedere ragazzini che non diventeranno mai giocatori perchè svogliati, presuntuosi, limitati, sfortunati. In fondo il sabato pomeriggio per vederlo in Under 16 basta solo rinunciare al calcetto con gli amici e farsi un centinaio di chilometri in macchina, più un centinaio per tornare. In tempo per la partita della sera. Che viene sempre prima degli amici e delle ragazze e del mio nipotino e di tutto il resto. Ma sarà poi giusto rinunciare a tutto per questo maledetto gioco? Almeno la partita sembra interessante, le due squadre non sono malvagie. Di prospetti ce ne sono due per parte, gente destinata almeno alla serie B1, uno di loro alla serie A. Se non ci va con quei mezzi tecnici e fisici che ha già a sedici anni, beh, potrà rimpiangerlo tutta la vita. Se gli interessa il basket. A 16 anni interessa a tutti. Ci sono i genitori che spingono i loro campioncini, non ci sono le ragazze da portare fuori e non ci si rende conto dei propri limiti. Dai 17-18 la scrematura invece diventa netta. Ma questi ragazzini li conosciamo già tutti, vediamo questo "nome nuovo", quello per cui mi sono scomodato. Due metri scarsi, alettina da serie minori se non diventa qualcosa di buono o guardia da serie A se la fortuna lo bacierà. Così mi ha detto una persona di fiducia. Serie A???? Ma quale serie A, dove cazzo vuoi che vada con quel fisico li. Due metri scarsi e non arriva a 80 chili. Un grissimo sarebbe più consistente, di un muscolo neanche l'0mbra. Questo non tiene un contatto. Cazzo i miei amici stanno iniziando a giocare, quanto vorrei essere la. Prendo un caffè, che solo a vedere il riscaldamento mi passa la voglia. Palla a due, ma puttana eva a sedici anni si vedono in giro dei torelli questo se cade si spezza in mille pezzi. In effetti su una cosa avevano ragione, a pallacanestro non ci sa giocare. Non taglia, non sa mettere la palla a terra, è sempre in mezzo ai piedi di qualche compagno e comunque fuori dai giochi. Difende su ragazzi alti 20 centimetri meno di lui, in difesa almeno tiene, tiene oddio.... tiene il primo passo e il secondo, poi se c'è il contatto lo sposta chiunque. Io all'intervallo me ne vado, forse riesco almeno a fare due passi in centro prima di ripartire per la partita di stasera. Il primo quarto sta per finire e lui non si vede proprio, non riesce a ricevere un pallone ed è come se non ci fosse in campo. Si fa un paio di giri panchina mentre alcuni suoi compagni dimostrano che se sono considerati tra i migliori prospetti delle annate 90-91 un motivo c'è. Finalmente lo vedo spuntare da un doppio blocco verticale e ricevere quella fottuta palla tra le mani, riceve si alza tutto scomposto e spara. Scheggia leggermente il ferro lungo gonfiando la rete. Applausi. Rimessa sotto canestro, riceve uscendo sul lato e tira in corsa cadendo lateralmente come il miglior Belinelli. Solo rete. Mi ha scosso un leggero brivido. Avevano ragione, questo ha un talento pazzesco, ha fatto sembrare una cosa difficilissima come un normale canestrino di una partita Under 16. Cambio marcatura, ora lo marca un ragazzino alto come lui. Vediamo. Primo passaggio, riceve, si alza da 7 metri e spara. Canestro. Un tiro completamente fuori da ogni logica. Il suo bravo allenatore chiama time out. E lo cazzia. Non è pallacanestro questa, è follia. Ma invece di cazziarlo fate un favore a tutti gli amanti di questo sport. Insegnategli a giocare. Insegnateli a usare la purezza del suo talento nel modo corretto. Senza snaturarlo, senza chiedergli cose che non può fare. Quel ragazzo ha talento da vendere, e di talento siamo sempre più poveri. 18 punti con 6/9 da 3 e poco altro. Salgo in macchina, tutto sommato contento di essere andato fino li. "Pronto, ho visto quel ragazzino che mi dicevi. Sai, credo che se qualcuno ci investe sopra del tempo per insegnargli a giocare e se ha voglia di mettersi a fare pesi seriamente questo diventa un qualcosa di molto interessante. Tornerò a vederlo presto". Delle volte ci dovremmo sentire dei pazzi furiosi, io e tutti quelli che dedichiamo una buona parte della nostra vita a questo gioco e che lo mettiamo davanti a tutto. E' da psicopatici. Provare emozioni per un ragazzino che ha un talento purissimo a tirare una palla a canestro da 7 metri. Ma il suo nome non me lo scorderò tanto presto.
"La differenza tra una persona di successo e gli altri non è la mancanza di forza, né la mancanza di conoscenza, ma la mancanza di volontà." Vince Lombardi (coach - football americano)

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10.01.2006

Ciao Campione

Aspettavo da metà luglio questo giorno. Non vedevo l'ora che riniziassero i campionati. Certo, per la Serie A manca ancora una settimana, ma la Legadue partirà domani e le Minors questa sera. Il campionato è un'altra cosa, le amichevoli sono noiose e inutili per chi guarda. Quest'anno però c'è qualcosa di diverso. Alla stagione mancherà qualcosa, qualcosa di grande. Uno dei suoi più grandi campioni, in campo e fuori. Un ragazzo sul cui talento cristallino e sulla cui passione è già stato detto di tutto. Un ragazzo sfortunato, un campione vero, amato da chiunque abbia potuto conoscerlo e stargli accanto, anche solo per un momento. Questa stagione senza di te mi sembra inutile, e pensare che tutte le prossime stagioni avranno questo enorme difetto mi fa stare male. Un male che a volte faccio fatica a sopportare. Il dolore che ci ha accompagnato in questi mesi è stato tanto, tutti i modi e le parole per ricordarti e pensarti ancora in mezzo a noi sono sembrati inadeguati e gettati al vento, non potremo mai essere soddisfatti, perchè avremmo dovuto fare molte cose molto tempo prima. Non ti abbiamo mai capito, e ora è tardi, siamo costretti a convivere con questo enorme vuoto misto a sensi di colpa che hai lasciato qui, al posto del tuo sorriso solare, sempre stampato su quel bellissimo volto da ragazzo 25enne. Tanto gentile quanto insicuro, tanto generoso quanto ingenuo, tanto intelligente quanto condizionabile.
Questa sera tutte le volte che mi è squillato il cellulare ho pensato a te. Aspettavo quella telefonata puntuale in cui mi chiedevi i risultati più assurdi, di tutte le categorie. Mi è mancato il tuo racconto di come hai giocato e di come è andata la tua partita, del fallo tecnico che sempre prendevi per le ragioni più strane o per i dialoghi "fantascientifici" che avevi con arbitri, avversari e compagni e mi facevi ridere sempre perchè sia in caso di vittoria che di sconfitta, sia che avessi fatto 25 o 2 punti, tu eri allegria, tu eri il più grande di tutti, in campo e fuori.
Domani sera tornerò come da abitudine in quel locale dove ci si vedeva spesso la domenica sera dopo le partite, e dove, neanche a farlo apposta, ci siamo visti due sere prima della tua partenza. Non ci sono più entrato da allora, e so che sarà dura aspettare invano di vederti arrivare come sempre facevi, all'improvviso. Perchè noi, nonostante tutto, continuiamo ad aspettarti.
A inizio maggio, quando la tua squadra aveva già finito la stagione, eri andato a fare degli allenamenti con l'Olimpia che stava preparando i play-off e aveva degli infortunati. Ti ho chiesto come era andata e come erano gli allenamenti di Djordjevic. Ah benissimo cazzo, sono proprio in forma. Io paradossalmente gioco meglio in A1 che in B2 o C1 perchè qui ci sono i lunghi veri che mi fanno i blocchi giusti e il mio gioco è questo qua, tiro e faccio sempre canestro. Djordjevic a fine allenamento è venuto a ringraziarmi e mi ha detto "Non posso più chiamarti perchè se fai ancora il culo così a Bulleri me lo demoralizzi e in questo periodo non posso permettermelo".
Ciao Campione, sei sempre nei nostri cuori.

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9.10.2006

Silvio Ferrarese, il "Signore dei Canestri"

Taglio, finta sulla linea di fondo, il blocco è li, preso, palla, arresto e tiro da 3. Canestro. Cazzo Silvio segni sempre, ma come fai. Mai stato proprio un fulmine di guerra, ma quando con la tua statura normale spunti da quel blocco tandem e la palla arriva lì è una sicurezza, bomba... solo rete. Penetrazione, arresto rigorosamente con il piede destro verso l'interno, sempre ricadendo verso destra... come marchio di fabbrica e ciuff... e se arriva l'aiuto in tempo è ancora più bello perchè segni anche saltando all'indietro e io proprio non capisco come fai a non sbagliarlo mai quel tiro. Ad avere 10 centrimetri in più saresti stato di un altro pianeta, altro che B1 e B2... Attento in difesa, grintoso, giù su quelle gambe così normali... e poi una delle cose più belle e scriteriate... intercetto sulla linea di passaggio, contropiede e arresto e tiro da 3, senza rimbalzo, con buona pace dei coach, ma hai ragione tu quello è il tuo tiro a percentuale più alta perchè rinunciarci? Vent'anni di carriera, solo poche squadre da fare grandi perchè chi ti prendeva non ti faceva più andare via... e come dargli torto... Guardia dal tiro mortifero, atleta di grande senso morale e serietà, il primo ad arrivare in palestra, il lavoro e l'etica professionale sempre in cima alle tue priorità... Sei partito da bambino da un oratorio di Genova, e sappiamo che Liguria e il basket non sono proprio fatti per stare insieme... Persona meravigliosa, di altri tempi, dominatore di tutte le categorie arrivato con costanza fino ad arrivare all’esordio in A2 nella stagione 2001-2002 a 34 anni suonati, ma da Capitano... e per di più di una squadra che in quella categoria ricorderanno a lungo, is true Horace Jenkins? Cazzo Silvio mi ricordo che quell'anno avevi più entusiasmo di un ragazzino alle prime armi, la voglia di giocare finalmente con degli americani in un campionato con la televisione, il pubblico quello vero e i tabellini sulla Gazzetta dello Sport. Non che gli anni precedenti non avessi trovato la tua gloria... qualche campionato lo hai vinto pure tu e sempre da leader. Mai una parola fuori posto, una polemica con nessuno, perfetta capacità di adattamento alla squadra e alla categoria. Il cuore e la tecnica di un Campione in un corpo normale, giocatore indispensabile per chiunque... Mi ricordo quando siamo diventati amici... tornavamo da Gorizia, vinto di 5 ma 0/6 al tiro da dietro l'arco per un totale di 1/15 nelle ultime 3 partite... quella spalla che faceva maledettamente male e un campionato da vincere a qualunque costo... il coach che voleva tagliarti, il Presidente che si è opposto subito... Ferrarese non si tocca. Cazzo Silvio quanto piangevi quel giorno, sembravi un bambino. 0/6 per chi viene da una quindicina di campionati finiti sempre intorno al 40% da 3 è un macigno pesante da digerire. Testa bassa, lavoro in palestra, c'è voluto un po' di tempo ma alla fine hai vinto tu, quella maledetta spalla faceve ancora male ma tu eri più forte e quella palla ha ripreso a bucare la retina. Del resto se uno fa sempre 500 punti a campionato non è un caso... Oggi quanti anni hai... ne compirai 39 a San Valentino... e sei ancora li, in serie C, a mettere le tue strisce di canestri dolorosissime per tutte le difese... sempre cadendo all'indietro verso destra... questi che giochi ora si chiamano minuti di qualità, ma se fosse per te ne giocheresti sempre 40 a partita... Sei un atleta e un personaggio unico, "Noi abbiamo Silvio nel cuore" come hanno cantato per anni i tuoi tifosi...

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